Alimentazione Complementare a Richiesta: un’alternativa al classico svezzamento

Alimentazione Complementare a Richiesta: un’alternativa al classico svezzamento

Come l’allattamento “a richiesta” è stato provato essere il modo migliore per nutrire il neonato nei suoi primi mesi di vita, allo stesso modo ci si dovrebbe continuare a fidare del suo istinto per l’introduzione di cibi solidi.

Cos’è l’ Alimentazione Complementare a Richiesta (ACR)?

Di recente si è diffuso molto il termine “Autosvezzamento” con il quale si intende quel processo per cui i bambini cercano e ottengono cibi diversi dal latte materno, incuriositi dal cibo dei genitori. Con il termine “Alimentazione Complementare a Richiesta”, invece, si intende completare la definizione sopra citata: qui scompare la parola “vizio” ed “ è il modo giusto per dire che i nuovi cibi, che il bambino stesso richiede, completano un’alimentazione che è ancora basata sul succhiare il latte” (Lucio Piermarini, Pediatra).

Quando iniziare

L’OMS raccomanda di  iniziare l’introduzione di altri cibi non prima dei 6 mesi di vita, in quanto il latte materno, fino a quell’età, assicura al lattante un accrescimento ottimale.
Intorno a questa epoca, a volte più tardi, il bambino inizia a mostrare alcuni segni che fanno capire che è pronto per l’introduzione nella sua alimentazione  di altri cibi, diversi dal solo latte materno.
Questi segni sono:

  • La capacità di stare seduto autonomamente, mantenendo la schiena eretta e la testa in asse;
  • L’aumentata salivazione che facilita, grazie agli enzimi in essa contenuti, la digestione con una miglior preparazione del bolo;
  • L’interesse per il cibo: il bambino è interessato a ciò che fanno i grandi a tavola, riesce a coordinare occhi, mani e bocca per guardare il cibo, prenderlo e portarlo alla bocca;
  • La maturità intestinale: il lume intestinale si inspessisce ed evita che le molecole contenute nei cibi digeriti passino e vadano ad influenzare il sistema immunitario (per questo introdurre gradualmente cibi diversi dal latte materno prima dei 6 mesi aumenta la possibilità di insorgenza di allergie e intolleranze);
  • La perdita del riflesso di estrusione, che permette ai neonati di poppare, tirare fuori la lingua quando si sfiorano le labbra e di spingere il cibo solido fuori dalla bocca.

È quindi un processo lento e graduale che deve partire dal bambino e proseguire secondo i suoi tempi, senza fretta e con molta pazienza.

Come fare?

Intorno ai 6 mesi i bambini, ancora senza denti, imparano a muovere lingua, mandibola e guance come per masticare e deglutire cibi solidi, minimizzando il rischio di soffocamento.
I genitori possono offrire il cibo al proprio bambino sminuzzato, per facilitargli la masticazione, ma anche così com’è, in  pezzi facili da manipolare, in modo tale che possa succhiarli e mordicchiarli: ciò contribuirà ad aumentare le sue capacità manuali e masticatorie.
Pian piano il bambino imparerà a riconoscere la sensazione di sazietà data dal cibo così assunto, la quale quantità sarà sempre maggiore: nel tempo calerà la richiesta di latte. Il tutto con gradualità e pazienza.

Tutti a tavola!

Importante è vivere il momento del pasto con serenità e soprattutto in compagnia. Il pasto del bambino, infatti, non dovrebbe avvenire prima di quello dei genitori, ma insieme. Così facendo potrà osservarli e vorrà imitarli, iniziando a portare il cibo alla bocca, giocandoci.  Soprattutto nei primi tempi il bambino non dovrà per forza terminare ciò che ha nel piatto: la costrizione e l’obbligo impostogli, porteranno ad un effetto contrario, si dovranno rispettare i suoi “no”.
Il pasto diventerà così una sorta di rito che il bambino riconoscerà anche in futuro e in altri ambienti (nido, asilo, a casa dei nonni etc). Il fatto che il bambino inizi a mangiare il cibo dei genitori, costringerà questi a modificare la propria alimentazione verso una più salutare e genuina, si otterrà così una più ampia forma di educazione alla salute e di conseguenza di prevenzione.

“Mamma, fidati di me!”

Iniziare un’alimentazione complementare a richiesta incoraggia la fiducia del bambino in sé e nelle sue capacità, contribuendo ad aumentare la sua indipendenza in quanto è lui stesso che dà ai propri genitori le indicazioni. Il passare ad una alimentazione solida è un processo lungo e lento, a cui però tutti bambini arrivano. Non si impara, non si può insegnare, ci si deve solo fidare del proprio istinto e soprattutto di quello del proprio bambino.

Marta Vettori

Scrivi a Marta: ostetrica.martav@gmail.com

Autore

Marta Vettori 21 posts

Mi sono laureata con Lode all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, svolgendo il tirocinio formativo presso l’ospedale “S. Giovanni Calibita, Fatebenefratelli Isola Tiberina. Subito dopo la laurea, ho iniziato a partecipare a corsi di aggiornamento specifici per la professione ostetrica che mi permettessero di ampliare le mie conoscenze, in modo da poter al meglio stare al fianco della donna in ogni fase della sua vita. Esercito la libera professione sul territorio di Roma, cosa che amo perché mi permette di esercitare le mie competenze in un modo più naturale, dando assistenza "su misura”. Essere ostetrica per me significa valorizzare la figura femminile in ogni sua piccola sfaccettatura, concedere spazio alla coppia, ascoltare il neonato e i suoi bisogni, sostenere, consigliare, stare accanto, lasciare che la natura faccia il suo corso, ascoltare e osservare con le mani dietro la schiena.

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