Antibiotico rumeno? Una mezza bufala

Antibiotico rumeno? Una mezza bufala

Ad inizio anno si diffuse la notizia che alcuni lotti di un comune antibiotico fossero stati distribuiti in Italia con un foglietto illustrativo in rumeno.

L’antibiotico rumeno: i fatti

La notizia era vera, sì, tanto che AIFA aveva diramato una nota in cui “doverosamente” predisponeva il ritiro dei lotti indicati dal mercato. Nella stessa nota si leggeva che tra le aziende che avevano segnalato il problema c’erano anche la GlaxoSmithKline e Medifarm, produttrici dell’antibiotico in questione.

L’allarme gonfiato

In realtà la nota AIFA definiva come urgente il ritiro dei lotti per via di questa irregolarità, determinata forse da una forma di parallel trading (letteralmente “commercio parallelo”). Correttamente non era stata dichiarata alcuna emergenza per la salute ed obbligava Medifarma al ritiro ed ad astenersi dal riutilizzare in qualsiasi modo i farmaci ritirati.

Questo nota, pur nella sua formulazione “burocratica”, non lasciava intendere in alcun modo che i medicinali fossero un pericolo per la salute.

Questo perché parlare di parallel trading non significa parlare di prodotti contraffatti, ma di prodotti “originali” che vengono importati da paesi in cui loro costo è minore e venduti in altri Paesi, con un opportuno cambio di etichette e fogli illustrativo. Una pratica che, se svolta all’interno di alcuni precisi standard che prevedono anche il

Sensazionalismo e corretta informazione

Questo disguido è stata l’occasione per alcune testate di montare allo scandalo sul cosiddetto antibiotico rumeno, facendo leva su uno sfondo di paure, che, non di rado, inquadrano automaticamente una certa nazionalità  come una potenziale fonte di pericolo, in questo caso per la propria salute.

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