Che fine ha fatto la sigaretta elettronica?

Che fine ha fatto la sigaretta elettronica?

Forse non tutti sanno che la sigaretta elettronica è stata inventata da un farmacista cinese di nome Hon Lik.

Hon Lik fu il primo a brevettare nel 2003 il sistema di vaporizzazione che consentiva di emulare l’inalazione di fumo di sigaretta. In verità il merito del “proto” brevetto è da attribuirsi all’americano Herbert A. Gilbert, che lo depositò nel 1963, ma Hon Lik, sfruttando una tecnologia basata sugli ultrasuoni, ne fece un prodotto effettivamente commercializzabile. L’invenzione fu poi introdotta nel mercato da una società farmaceutica cinese nella stessa Cina, il Paese con il più alto tasso di fumatori adulti al mondo – a dispetto dei “quotati” turchi!

Ma dopo 12 anni di business, oggi la sigaretta elettronica, almeno nel nostro Paese, sembra aver subito una brusca battuta di arresto. Perché?

Che fine ha fatto la sigaretta elettronica?

Negli ultimi anni nel nostro Paese (così come nel resto del mondo) oltre che nelle farmacie, abbiamo visto un improvviso fiorire di negozi e franchising legati al commercio delle e-cig, che, ad oggi, sembra aver repentinamente esaurito la sua spinta. Tuttavia alcune realtà commerciali sopravvivono e le sigarette elettroniche continuano ad essere regolarmente vendute anche nelle farmacie.

Sospetti e politica

Le sigarette elettroniche sono state in principio guardate con sospetto, sia dai tabagisti che dalle grandi multinazionali del tabacco, che si sono ben presto adoperate per montare una campagna di lobbing mirata a squalificare questo prodotto.

Anche lo Stato inoltre ha un ruolo importante nel aver disegnato le alterne fortune della sigaretta elettronica. Il culmine della vendita e dell’utilizzo delle e-cig si è registrato all’incirca nel triennio 2011-2013. Proprio nel 2013 le casse dello stato hanno registrato, nel capitolo tabacchi, un ammanco di circa 700mln di euro rispetto all’anno precedente. Ma non solo: la filiera tabacchicola è un settore particolarmente importante per diverse zone di produzione locale (in particolare Umbria, Toscana e Campania).

Sono state queste alcune delle ragioni che hanno indotto il Governo a introdurre una tassa (Dl 73/2013, articolo 11, comma 22) che ha messo in serio rischio il mercato della sigaretta elettronica nel nostro Paese; una tassa che a maggio di quest’anno è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

Ritorniamo alla salute

Molte critiche si sono addensate in particolare sulle fiale utilizzate per la vaporizzazione ed il loro contenuto. A suscitare le maggiori perplessità era la plausibile presenza nelle fiale di sostanze che se “svapate” potevano essere ritenute nocive per la salute.

In alcuni casi le critiche sono risultate piuttosto pretestuose. Ad ogni modo ciò ha sicuramente contribuito ad aumentare l’attenzione intorno all’argomento sigaretta elettronica, ma non certo a migliorarne la fama. Il punto è che sebbene siano state fatti molti studi relativamente all’uso delle e-cig, rimane ancora molto difficile dimostrare la correlazione tra il suo utilizzo ed i potenziali benefici per la salute.

La difficile dimostrazione

Ci sono molti fattori che non permettono di avere una chiara visione dei potenziali vantaggi, come, ad esempio, la dimostrazione di una diminuzione del rischio cardiovascolare in soggetti che comunque hanno fumato per anni.

Negli stati uniti sia l’American Cancer Society che il Forum of International Respiratory Society si sono espresse sulle e-cig in maniera cautelativa: servono prove certe ed affidabili che esse non risultino essere un rischio per la salute.

Una cosa, tuttavia, sembra certa: “svapare” consente di evitare l’inalazione di circa 60 diverse sostanze (chimiche e non) combuste e nocive per la salute. Inoltre, ciò che risulta perfettamente tangibile a tutti gli “svapatori” è la ridotta incidenza dei classici disturbi del fumatore (tosse, ridotta sensibilità olfattiva e del gusto, annerimento dello smalto dentale ecc.), che già di per sé può essere considerato un buon vantaggio.

Il Punto

Oggi anche negli Stati Uniti la FDA sta decidendo se equiparare o no i prodotti per il fumo elettronico alle normali sigarette o sigari. Si tratta di una decisione cruciale, che potrebbe rappresentare un segnale importante, data la densità di ragionamenti politici e pressioni economiche che essa comporta. Una decisione che potrebbe avere conseguenze anche al di fuori dei confini statunitensi.

Noi di Pharmawizard sosteniamo che la vera decisione, quella più radicale, spetta ad ognuno di noi nel momento cui decidiamo di non fumare. Una decisione possibile che contribuisce in maniera radicale a migliorare la nostra salute e quella di chi ci sta intorno.

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