Pelle a pelle: “indossare” il neonato

Pelle a pelle: “indossare” il neonato

Cosa si intende per “indossare” o portare il neonato? Citando Esther Weber, portare il neonato “significa farsi carico, letteralmente, del bambino, tenerlo addosso, sostenerlo e poi muoversi insieme a lui.”

Perché portare il bebè?

Il contatto continuo sin dalla nascita è fondamentale per il bambino, il quale necessita di ritrovare tutte quelle sensazioni piacevoli e rassicuranti (battito cardiaco, odore, calore e voce della mamma) alle quali era abituato nel ventre materno. Attraverso “l’arte del portare”, tutto ciò è possibile.

Benefici del portare

“Indossando” il neonato, molti sono i benefici che ne derivano sia per quest’ultimo che per i genitori.

  • Migliora lo sviluppo fisico del bambino:
    Il bambino portato acquisisce un atteggiamento “attivo. Egli tende a spingere le gambine, a tirarsi su col collo e a posizionarsi comodamente accovacciato nel supporto. Inoltre l’essere portato nella posizione corretta, ovvero con le gambe che acquisiscono la caratteristica forma ad “M”( ginocchia più in alto delle anche) permette alla schiena di mantenere una curvatura naturale.
  • Migliora lo sviluppo motorio del bambino:
    A contatto con il corpo del genitore, il bambino è in ritmo con la respirazione e il suono del battito cardiaco di questo e ne segue le azioni. La voce del genitore che porta regola i movimenti delle membra del bambino, il quale imparerà prima a scandirli e a coordinarli, perché continuamente stimolato.
  • Rinforza l’autostima del bambino:
    “Il bambino portato in permanenza sviluppa una maggiore stima di sé e si sente accettato e amato”. Tra le braccia di qualcuno, soprattutto se del genitore, prova armonia e benessere, sente che è il posto giusto per lui.
  • Riduce pianto e coliche del neonato:
    I bambini portati non hanno bisogno di piangere: il contatto stretto con l’adulto fa si che quest’ultimo sia in grado di riconoscere subito un bisogno del neonato e di soddisfarlo, senza farlo attendere. Inoltre con i movimenti del genitore che porta, il bambino riceve degli impulsi sulla pancia, come una sorta di massaggio, che permettono all’aria di essere espulsa facilmente, limitando le coliche come anche i reflussi.
  • Regolarizza la temperatura corporea del bambino:
    A contatto col corpo dell’adulto, il neonato beneficia della sua temperatura. Questo è molto importante soprattutto per i prematuri. Numerosi studi hanno evidenziato come un prematuro posto a contatto pelle a pelle col genitore (Kangaroo Mother Care) abbia una temperatura corporea costante, a differenza di un prematuro posto in incubatrice, la cui temperatura rimane discontinua.
  • Rinforza la fiducia in sé del genitore:
    Più a lungo il bambino è tenuto a contatto col genitore, più quest’ultimo riesce a capirne meglio le indicazioni. Portando il proprio bambino si impara a distinguerne i diversi tipi di pianto: fame, bisogno di coccole, bisogno di essere cambiato, noia. Questa capacità di saper riconoscere i segnali del proprio bambino rafforza la fiducia in sé in qualità di genitore.

Quali supporti utilizzare

Esistono in commercio vari tipi di supporti:

  • Fasce e Mei Tai
    Si possono utilizzare dalla nascita ai 2 anni e più del bambino, fino ad un peso di circa 15/18kg.
    Ne esistono vari tipi (lunghe da annodare, in cotone o tessuto elasticizzato; con anelli; con bottoni; a rete) e quasi tutti permettono di portare il bambino davanti, dietro o al fianco del genitore.
  • Marsupi
    Utilizzabili da quando il bambino tiene eretta la testa e pesa circa 4kg, quindi da dopo il primo mese di vita, circa, fino ad un massimo di 10kg.
  • Zaini
    Si possono utilizzare dai 5 mesi di vita del bambino, fino al raggiungimento dei 18-20 kg.

Qualsiasi supporto il genitore scelga, la cosa importante è che questo permetta di mantenere il bambino in una posizione fisiologica, altrimenti non può essere considerato valido. Le regole da tenere in considerazione sono 4:

  1. Le gambe del bambino devono mantenere la posizione a ranocchia (“M”) con le ginocchia più in alto del sedere;
  2. Il sederino del bambino deve trovarsi a livello dell’ombelico di chi porta;
  3. La testa deve essere sostenuta;
  4. Il tronco deve poggiarsi al corpo di chi porta, senza che si venga a creare uno spazio tra i due corpi.

A chi rivolgersi

Se ci si vuole approcciare all’arte del portare ma non si ha idea di quale supporto comprare/affittare, di come utilizzarlo o si vuole solamente saperne di più, ci si può rivolgere ad un’ostetrica o ad una consulente del portare. Loro saranno sicuramente in grado di aiutare e consigliare nella loro scelta mamme e papà interessati a questa dolcissima esperienza.

Bibliografia:

  • “Portare i bambini. Contatto continuo, come e perché” Grazia De Fiore, Coleman Editore;
  • “Portare i piccoli” Esther Weber, Il leone verde;

Marta Vettori – Ostetrica

Autore

Marta Vettori 21 posts

Mi sono laureata con Lode all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, svolgendo il tirocinio formativo presso l’ospedale “S. Giovanni Calibita, Fatebenefratelli Isola Tiberina. Subito dopo la laurea, ho iniziato a partecipare a corsi di aggiornamento specifici per la professione ostetrica che mi permettessero di ampliare le mie conoscenze, in modo da poter al meglio stare al fianco della donna in ogni fase della sua vita. Esercito la libera professione sul territorio di Roma, cosa che amo perché mi permette di esercitare le mie competenze in un modo più naturale, dando assistenza "su misura”. Essere ostetrica per me significa valorizzare la figura femminile in ogni sua piccola sfaccettatura, concedere spazio alla coppia, ascoltare il neonato e i suoi bisogni, sostenere, consigliare, stare accanto, lasciare che la natura faccia il suo corso, ascoltare e osservare con le mani dietro la schiena.

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