Vaccini e Autismo: Robert De Niro ci ripensa

Vaccini e Autismo: Robert De Niro ci ripensa

Robert de Niro fa un passo indietro e ritira dal Tribeca Film Festival il suo Vaxxed, il suo film sul presunto insabbiamento delle prove che legano l’autismo ai vaccini. Il gesto di de Niro è un atto  buon senso; tuttavia, nonostante la sua parziale “autocensura” (il film è stato comunque realizzato e con molta probabilità non verrà ritirato del tutto dal mercato), l’animarsi dello scandalo rivela che l’ipotesi che i vaccini provochino l’autismo è un’opinione ancora piuttosto diffusa. Purtroppo.

Vaccini e autismo: un’impostura “scientifica”

La trama del film si ispira esplicitamente alle vicende dell’ “ex” medico inglese Andrew Wakefield che nel 1998 pubblicò su The Lancet – autorevole rivista scientifica internazionale -uno  epidemiologico in cui si dimostrava che l’incidenza dell’autismo era correlato all’utilizzo di un vaccino trivalente (Morbillo, Parotite, Rosolia).

Dopo un accesissimo dibattito, lo studio venne in seguito definito come un “elaborata frode“: Wakefield aveva “volutamente”  alterato i dati su commissione di un avvocato che da anni stava cercando un pretesto di accusa per alcune case farmaceutiche. Inoltre, anni dopo la pubblicazione si scoprì anche che Wakefield aveva avviato una sua attività di produzione di un vaccino “alternativo” a quello esistente.

Wakefield, fu anche radiato dall’ordine medico britannico e condannato penalmente.

Il film di De Niro

Ovviamente il film di Da Niro – padre di un ragazzo di 18 anni colpito da una lieve forma di autismo – per suscitare un tale scandalo, non si focalizza sulla confutazione dello studio di Wakefield, ma sul presunto insabbiamento operato dalle case farmaceutiche dopo la pubblicazione dello studio del medico inglese.

Come per ogni opera cinematografica, gli autori godono di piena libertà espressiva nel mettere in atto le proprie sceneggiature. Ma ciò spesso comporta anche il rischio che alcune “leggende pericolose” ritornino con prepotenza ad affacciarsi tra le pieghe del dibattito pubblico, rinvigorendo convinzioni superficiali che, come in questo caso, oltre ad essere sbagliate, risultano anche fatalmente pericolose.

A ottobre scorso a Bologna una bimba morì di pertosse, una malattia ormai quasi scomparsa in Italia. I genitori della bimba sostenevano l’utilizzo del vaccino fosse pericoloso.

De Niro ha dunque fatto bene. Ma nel suo ripensamento c’è stato un atto di riconsiderazione che purtroppo pochi sono disposti a fare.

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