Farmaci antibiotici: stop alla chirurgia per tonsillite e appendicite

Farmaci antibiotici: stop alla chirurgia per tonsillite e appendicite

Basta alla chirurgia, adesso tonsillite e appendicite si curano con farmaci antibiotici.

C’è stato un momento in cui interventi chirurgici per tonsille e appendiciti sono diventati di routine negli ospedali italiani e non solo; prima di diventare pratica ospedaliera, era nota la dimestichezza con cui anche il medico di famiglia potesse occuparsi delle tonsille dei suoi pazienti più piccoli.
Ma se negli anni 80 e 90 si operava con notevole facilità praticamente qualsiasi cosa (senza dimenticare i numeri vertiginosi raggiunti dalla chirurgia plastica), adesso stiamo assistendo a un sensibile cambio di rotta. P
er l’appendicite, dalle centinaia di migliaia di interventi ogni anno si è passati alle 60mila operazioni degli ultimi anni. E la soluzione alternativa qual è stata? Trattare l’appendicite con farmaci antibiotici. 

Certo, per quel che riguarda l’appendicite, i casi sono molto calati soprattutto grazie alle tecniche diagnostiche che permettono di capire con più precisione quando intervenire. Un tempo, di fronte ad un paziente con una grave infiammazione e nell’impossibilità di fare molti approfondimenti, il rischio minore era rappresentato proprio dall’ingresso in sala.
Vincenzo Blandamura, primario della chirurgia d’urgenza del Sant’Eugenio di Roma, ha raccontato che trent’anni fa al pronto soccorso si faceva un intervento di appendicite al giorno mentre “Oggi è molto più rara: nella maggior parte dei casi si fa la terapia farmacologica”.  E continua Giovanni De Vincentiis, che dirige l’otorino del Bambin Gesù di Roma. “Fino a 10-12 anni fa facevamo 1.500 interventi l’anno, oggi siamo a 800. Un dato italiano generale non c’è, ma negli Usa dagli anni Cinquanta ad oggi sono scesi da un milione e mezzo di operazioni a mezzo milione”. Una volta si temevano complicanze reumatiche legate allo streptococco e al rischio che questo batterio aggredisse le articolazioni, il cuore, i reni e gli occhi. “L’uso di farmaci antibiotici ci ha aiutato – prosegue De Vincentiis – Adesso si interviene soprattutto quando tonsille e adenoidi causano disturbi del sonno”.

Le statistiche, dunque, evidenziano per la chirurgia un crollo repentino: si passa da un milione e mezzo di operazioni a mezzo milione. D’altra parte, la medicina ha vissuto una crescita di conoscenze tale da rivoluzionare la chirurgia. In certi casi non si opera proprio più, il bisturi è considerato arnese vintage in numerosi casi, in altri casi si preferiscono interventi molto meno invasivi di quelli di una volta. Basti pensare a quello per rimuovere la colecisti, ormai quasi sempre in laparoscopia e con uno o due giorni di ricovero. 

Si direbbe proprio un incubo che svanisce e tanti saluti al bisturi!

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