Sclerosi Multipla: un farmaco “anticorpo” per ridare la speranza

Sclerosi Multipla: un farmaco “anticorpo” per ridare la speranza

La battaglia – anche se sarebbe più corretto parlare di guerra – contro la Sclerosi Multipla (SM) segna un importante punto a favore dei malati grazie ad un nuovo farmaco: l’Ocrelizumab. Un colpo che sgretola in parte il mito dell’incurabilità di una patologia terribilmente invalidante, che in alcune sue forme si presenta con una rapida e drammatica progressione.

Ocrelizumab: un farmaco o un anticorpo?

L’Orelizumab è un anticorpo monoclonale, cioè un farmaco che agisce come un “anticorpo selettivo”. L’anticorpo si “attacca” ad una proteina della membrana delle cellule CD20+, un tipo di cellula (di tipo B) che è alla base della reazione autoimmune che distrugge la “mielina”, la guaina protettiva delle fibre nervose, ed alcuni neuroni. Gli studi clinici effettuati per sperimentarne la validità e l’efficacia terapeutiche si sono concentrati in particolare su due forme di sclerosi: Sclerosi Multipla Recidivante Remittente (SMRR), la forma più comune della malattia, e la Sclerosi Multipla Primariamente Regressiva (SMPR), molto aggressiva che riguarda circa il 10% delle persone malate di SM. Solo in Italia i malati di SM sono circa 60.000.

Gli studi clinici

Gli studi clinici (o Clinical Trials) hanno coinvolto un totale di 2.300 persone affette dalle diverse forme di SM. Nei primi due studi – chiamati Opera I e Opera II – sono state coinvolte circa 1.600 persone affette dalla forma recidivante della malattia SMPR, mentre nel terzo – chiamato Oratorio – sono state trattate circa 700  persone affette dalla forma progressiva (SMPR). Proprio rispetto a quest’ultima forma l’anticorpo monoclonale ha dato dei risultati sorprendenti, dimostrando di agire in maniera più efficace rispetto all’interferone (la proteina sinora utilizzata per il trattamento della malattia) e con effetti collaterali del tutto paragonabili. Lo sviluppo di tiroiditi sono un effetto collaterale piuttosto frequente nei pazienti trattati con ocrelizumab, ma del tutto tollerati dai pazienti rispetto alle conseguenze ben più invalidanti della malattia.

Le fasi e la speranza

Il risultato è positivo ed incoraggiante, ma bisogna tener a mente che ad incidere fortemente sulle possibilità di miglioramento vi sono anche altri fattori. Molto dipende ancora dalla fase – avanzata o incipiente – in cui si comincia il trattamento, ed inoltre non è ancora possibile valutare quali siano gli effetti a lungo termine. Come per molte altre patologie, una diagnosi precoce ed un immediato accesso alle cure fanno molta differenza.

In ogni caso bisogna tenere conto di questi risultati, anche se saranno necessari molti altri studi clinici ed evidenze sperimentali più ampie per poter decretare la sua concreta e sicura validità.

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