Floriano Bonfigli di Collabobeat per Pharmawizard

Floriano Bonfigli di Collabobeat per Pharmawizard

Inauguriamo la nostra rubrica Guest con l’intervista fatta a Floriano Bonfigli, acutissimo founder di Collabobeat; piattaforma che, come Pharmawizard, nasce per migliorare il rapporto tra cittadini e salute.

Un grande ringraziamento a Floriano. Grazie a lui, l’intervista che vi proponiamo oggi è davvero interessante e la visione del panorama digital healthcare in Italia più chiara.
Diversi studi di settore confermano che l’adesione terapeutica è migliore quanto più è semplificato il dialogo tra medico e paziente (sull’argomento vedi l’infografica LA GRANDE RIVOLUZIONE: LA SALUTE DIGITALE). Ecco allora che vediamo l’ideazione di software e piattaforme ad hoc pensati per favorire questo tipo di “connessione”. Nello specifico, quali vantaggi offre Collabobeat?

Collabobeat parte dal presupposto che non può esserci dialogo tra medico e paziente se non c’è fiducia reciproca.

Riteniamo di avere la piattaforma digitale più semplice da utilizzare ma al tempo stesso più efficiente che permette ciò. Non è complicato: il medico scrive e condivide con il paziente le note di una visita medica appena effettuata, il paziente legge e se vuole commenta in calce quanto scritto dal professionista. La possibilità di scrivere, leggere e commentare direttamente all’interno di Collabobeat è l’occasione per paziente e medico di poter finalmente comunicare attraverso un unico canale, che farà dimenticare telefonate, email, sms, messaggi su Whatsapp e addirittura Facebook, secondo le nostre continue interviste agli utilizzatori finali del nostro servizio.

Non è difficile immaginare che portare la comunicazione medico-paziente in un unico sistema migliorerà l’accuratezza e la qualità delle informazioni scambiate, lo spirito di collaborazione ed infine l’adesione terapeutica.

In che misura e con che risultati gli utenti si affidano a Collabobeat? Quali sono state le criticità maggiori riscontrate durante il percorso di creazione della piattaforma?

Collabobeat è stato inizialmente concepito come piattaforma di engagement per il giovane medico libero professionista che deve offrire qualcosa di innovativo per conquistarsi i suoi primi clienti, senza troppo successo a dire il vero. Invece, con nostra relativa sorpresa, è stato istantaneamente preso in considerazione dalla prima struttura ospedaliera a cui abbiamo avuto l’occasione di presentare quello su cui stavamo lavorando.

Si tratta di una organizzazione molto grande, quasi 1000 posti letto, quindi ci siamo interfacciati con le figure più diverse. I dirigenti dei sistemi informativi hanno visto in Collabobeat un prodotto entry-level di telemedicina. I primari a cui abbiamo presentato la soluzione sono stati invece convinti dalla possibilità di eliminare le continue comunicazioni al telefono con i pazienti  a cui è sottoposta l’equipe medica di reparto.

Tra il personale medico di reparto c’è chi addirittura ha tirato un sospiro di sollievo, in quanto sempre più pazienti chiedono l’amicizia su Facebook per rimanere in contatto con loro, quando dimessi dall’ospedale. È stato tutto molto istruttivo.

A seguito di questi avvenimenti, Collabobeat verrà testato in un primo reparto pilota, in particolare quello di onco-ematologia pediatrica, a partire dal nuovo anno. Se il test andrà bene, quindi Collabobeat risulterà ralmente utile al personale medico, ci allargheremo in altri reparti per andare su tutto l’ospedale.

Relativamente alle criticità, non abbiamo avuto particolari problemi dal punto di vista tecnologico. Abbiamo invece lavorato molto su una buona usabilità della piattaforma, facendola provare in fase di beta chiusa a più persone possibili arrivando ad oltre 40 utenti. Poi abbiamo cercato di non farci prendere la mano nello sviluppare funzionalità che esulavano dal nostro core: il medico scrive e condivide ed il paziente legge ed eventualmente commenta.

Medici, infermieri, farmacisti e molti altri professionisti del settore medico si mostrano scettici e spesso ostili di fronte alla nascita di nuove tecnologie rivolte alla salute. Ti è già capitato di confrontarti con opinioni critiche su Collabobeat? 

Ovviamente, mi capita molto spesso di confrontarmi con opinioni critiche, te lo devi aspettare quando proponi una novità. A volte è difficile difendersi e l’unica cosa da fare è prendere appunti sulle osservazioni che ti pongono, in modo che la prossima volta che ricevi un obiezione simile sai come reagire.

Confidiamo che da oggi in poi, grazie al progetto in porto con la struttura ospedaliera da quasi 1000 posti letto, ci prendano più sul serio.

Ha invece incontrato entusiasmi da parte di professionisti del settore? Hai stretto collaborazioni?

Sì, per fortuna ci sono anche quelli che concordano con il valore di fondo dell a nostra idea. Tra le collaborazione abbiamo un giovane medico chirurgo ortopedico, italiano ma con numerose esperienze all’estero, che si è prestato a titolo rigorosamente gratutito di essere nostro advisor, un’azienda che realizza cartelle cliniche elettroniche oncologiche con cui ci integreremo nativamente andando poi a presentare insieme il nuovo servizio alla loro base di clienti ed infine una farmacia, che ha visto nella nostra soluzione un proprio caso d’uso su cui ci stiamo attivando.

Dati facilmente reperibili online dimostrano che sempre più spesso i cittadini si rivolgo a internet per racimolare informazioni sulla salute: cercano farmici, terapie naturali, consigli sui forum, accumulando spesso informazioni frammentarie. In che misura Collabobeat e Pharmawizard possono garantire una maggiore sicurezza ai cittadini?

Entrambi sono degli strumenti che permettono ai cittadini di accedere sempre ed ovunque ad informazioni la cui fonte è certa e garantita. Nel nostro caso si tratta del proprio medico, nel caso di Pharmawizard dei dati del bugiardino, che oggi abbiamo solo in forma cartacea.

In quanti altri modi, a tuo parere, servizi come Pharmawizard e Collabobeat potrebbero aiutare l’utenza?

Servizi del genere (ri)creano un clima di fiducia dell’utente nei confronti della comunità medica e scientifica. Va da se che una maggiore fiducia significa una maggiore collaborazione ed aderenza alle raccomandazioni dei professionisti della salute in genere.

Health-tech è un mercato in cui investire. Ce lo confermano riviste specialistiche di settore. Cosa ne pensi?

Sono assolutamente d’accordo. Non a caso esistono decine di acceleratori di startup verticali sul nostro settore. A dire il vero, solo negli Stati Uniti se ne sono contati 115. Molti di loro sono finanziati da fondi di capitali di rischio.

Dal primo ottobre è entrata in vigore la ricetta elettronica. Sei informato a riguardo? Ti sembra cosa buona? Perché?

Sì, ne so qualcosa, non i dettagli onestamente. Sicuramente è cosa buona perché dice al grande pubblico che informatizzare anche questa tipologia di processi è possibile, utile ma anche conveniente.

Come definiresti in un aggettivo il connubio salute & digitale?

Inevitabile.

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