Il Fruttosio è naturale e fa meno male? FALSO!

Il Fruttosio è naturale e fa meno male? FALSO!

Parliamo oggi di fruttosio, sempre più nominato come lo “zucchero dietetico”.

Il fruttosio, chimicamente anche chiamato levulosio, è uno zucchero semplice che si trova nella maggior parte dei frutti zuccherini, nel miele e in alcuni vegetali.

Questo zucchero si sta sempre più impiegando come dolcificante sfruttando la sua “dolcezza” superiore allo zucchero classico (il saccarosio, lo zucchero bianco), rendendone possibile l’utilizzo di una quantità minore per ottenere lo stesso risultato.

Qual è il problema con il fruttosio?

Qual è dunque il problema, essendo il fruttosio uno zucchero “naturale” e più dolce?

Fondamentalmente si tratta di chimica, anzi, di biochimica: il fruttosio è pur sempre zucchero come il glucosio e ANZI, facendo un viaggio metabolico leggermente diverso, crea pure un po’ più casino in giro rispetto allo zucchero normale.

Il fruttosio, che può essere ingerito come tale da dolcificanti o alimenti o ricavato dal saccarosio (che è glucosio+fruttosio) viene assorbito più lentamente del glucosio dal tratto gastrointestinale, viene però metabolizzato più velocemente dal fegato che lo trasforma in glucosio. Il glucosio può quindi venire depositato come scorta nel fegato oppure venire trasformato in trigliceridi (cioè grassi!).

Fruttosio e glicemia

Il fruttosio, contrariamente al glucosio, ha un basso “indice glicemico” (che è una misura della velocità con cui alza la glicemia) ed ha di conseguenza un effetto modesto sulla secrezione di insulina, di cui non ha bisogno per entrare nelle cellule. Per questi motivi viene a volte consigliato nella diete di alcuni diabetici in sostituzione del saccarosio.

Memento Trigliceridi

Però – e ribadisco PERÒ -, se da una parte preserva da picchi glicemici, dall’altra se preso in dosi esagerate fa un bel casino con il metabolismo epatico e -pur essendo uno zucchero- viene metabolizzato come un grasso e si associa ad un aumento della trigliceridemia (sì, quel valore delle analisi del sangue che vi fa sudare freddo  e che vi fa sgridare dal medico, di cui pensavate di essere più furbi). Sempre rimanendo in tema analisi, il fruttosio è 7 volte più bravo del glucosio ad appiccicarsi alle proteine del sangue generando i famigerati “prodotti di glicazione avanzata AGE”, che non è che facciano proprio bene ai tessuti eh.

Sostituire completamente lo zucchero con il fruttosio non mi sembra quindi una grande genialata.

Può sostituire lo zucchero in cucina?

Ma visto che sempre più spesso anche persone non diabetiche hanno iniziato ad utilizzare fruttosio convinte che faccia dimagrire, vediamo il secondo problema. Un grammo di  fruttosio contiene praticamente le stesse calorie di un grammo di saccarosio o glucosio: cioè circa 4 Kcal per grammo. Punto a favore però se lo prende il fruttosio perché è, tra gli zuccheri in natura, quello più dolce: tra il 20% e il 50% più dolce del saccarosio. Quindi per ottenere la stessa dolcezza è possibile usare meno fruttosio, e quindi ingerire meno calorie. E questo potrebbe sembrare intelligente. Il problema è che il nostro fruttosio non può, tuttavia, sostituire completamente il saccarosio in cucina, per esempio nelle torte perché lo zucchero ha spesso anche una funzione strutturale, aiutando a formare e mantenere la giusta consistenza della nostra prelibatezza. In più il fruttosio si scioglie molto più volentieri nell’acqua del saccarosio; si utilizza, quindi, per lo più come dolcificante di bevande come il tè o il caffè.

Con l’aumentare della temperatura la proporzione di molecole “dolci” diminuisce, cosa che non accade al saccarosio, che sa il fatto suo. Questo significa che a 40 °C fruttosio e saccarosio hanno più o meno la stessa dolcezza, mentre a 60 °C il fruttosio risulta meno dolce del saccarosio. Palla al centro.

Fa venire fame?

Scendendo ora un pochino nel dettaglio della fisiologia della nutrizione e per darvi un altro motivo per odiarlo, il fruttosio, a differenza del glucosio, non sopprime la grelina che è un ormone gastrico che stimola l’appetito; a differenza del glucosio che inoltre provoca una significativa diminuzione dell’attività di alcune aree dell’ipotalamo che nel cervello regolano l’appetito, la motivazione e la ricompensa, quindi solo il glucosio attiva le connessioni legate al senso di sazietà.  Questo è il risultato di uno studio ancora più catastrofico di me, tant’è che colpevolizza il fruttosio (in esposizione cronica ad alte dosi) come responsabile di insorgenza di sindrome metabolica, ipertensione (per inibizione dell’ossido nitrico), infarto miocardico, dislipidemia, pancreatite (secondaria ad ipertrigliceridemia), obesità, ecc.

Questo chiaramente per chi si alimenta di “pane e fruttosio”, quindi non voglio allarmarvi sull’Armageddon del fruttosio, quanto piuttosto sfatare il mito che si tratti di uno zucchero naturale dietetico e miracoloso, senza vietarlo (essendo presente in alimenti essenziali alla salute come la frutta e alcune verdure) ma auspicandone un utilizzo più saggio, senza farci ingannare troppo.

 

Autore

Giulia Vincenzo 19 posts

Laureata all’Università Sapienza di Roma in Scienze Biologiche e in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica, con Master di II livello in Dietetica e Nutrizione all’Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico Gemelli (Roma). Oggi lavora come nutrizionista e continua a studiare e aggiornarsi per capire a fondo i meccanismi dell’uso dei nutrienti e relative patologie per poter aiutare sempre meglio chi ne soffre. Ha un sito personale (www.giuliavincenzo.it) e gestisce la pagina Facebook “Mangiare intelligentemente“.

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