Interazioni tra farmaci e cibo, come evitarle?

Interazioni tra farmaci e cibo, come evitarle?

Il rischio rappresentato dalle interazioni tra farmaci e cibo è spesso sottovalutato; alcuni cibi possono influire gravemente sull’effetto farmacologico e ridurre l’efficacia della terapia. Vediamo come evitare gli errori più frequenti.

Cibi liquidi o solidi?

Il quesito più comune che ci si pone all’inizio di una nuova terapia è: “Questo farmaco si assume prima o dopo i pasti?”, ma dovremmo informarci anche più nello specifico e chiederci se il farmaco che stiamo andando ad assumere rischia di interagire negativamente con determinati cibi.

L’interazione farmaco-cibo avviene principalmente a livello gastrointestinale. La presenza di cibo nello stomaco influisce non solo sulla velocità di assorbimento, ma anche sulla concentrazione di farmaco assorbito. I cibi solidi tendono a ritardare l’assorbimento del farmaco, mentre quelli liquidi lo agevolano.

Ma quale liquido scegliere? Le spremute di agrumi, ad esempio, non sono adatte in associazione ad antibiotici, perché ne riducono l’effetto; il latte potrebbe essere una valida alternativa ma non se fate uso di medicinali che interagiscono con il calcio in esso contenuto. Insomma, preferite sempre l’acqua.

Quando e come?

Alcuni farmaci necessitano una somministrazione lontana dai pasti, proprio perché alcuni nutrienti ne ostacolano l’assorbimento (soprattutto se si parla di alimenti ricchi di ferro, come la carne e il fegato). In particolare i bifosfonati, usati per contrastare l’osteoporosi, non devono essere assunti con i latticini o con altri cibi contenenti grandi quantità di calcio. I soggetti che sono sottoposti a una terapia con anticoagulanti orali (warfarina) devono, invece, ridurre l’assunzione di alimenti ricchi in vitamina K, perché ostacola l’azione del farmaco nel mantenere fluido il sangue. Consigliabile è ridurre in particolar modo l’ingestione di cavoli, spinaci, lattuga, broccoli, piselli, cavolini di Bruxelles, ceci, il fegato di maiale e di manzo. Meglio ancora non associare questi farmaci all’avocado, in quanto il suo contenuto in acidi grassi riduce l’effetto degli anticoagulanti.

Più nota è l’interazione positiva tra farmaci e succo di pompelmo: il pompelmo ha la capacità di potenziare l’effetto del medicinale in quanto la naringina in esso contenuto è in grado di bloccare l’azione di alcuni enzimi epatici che si occupano della trasformazione ed eliminazione dei medicinali. Per altri farmaci, invece, è fortemente sconsigliata l’associazione con il pompelmo: calcioantagonisti (amlodipina, nifedipina, felodipina, nicardipina, nifedipina, nimodipina, nisoldipina, nitrendipina e verapamil) usati in caso di ipertensione arteriosa; ipocolesterolemizzanti orali (atorvastatina, lovastatina, simvastatina); antistaminici (astemizolo e la terfenadina); medicinali per il trattamento dell’epilessia (la carbamazepina); per i disturbi del sonno e dell’ansia (buspirone, diazepam, midazolam, triazolam); alcuni antidepressivi (clomipramina e sertralina).

Chi fa uso di antidepressivi non deve unire a questi formaggi, vini rossi, birra, aringhe marinate, insaccati. Questi alimenti sono ricchi di tiramina che può causare dei bruschi aumenti di pressione. L’aglio, come il pompelmo, produce un effetto doppio: è sconsigliato a chi è sottoposto a terapie per l’AIDS  (ne riduce l’effetto) o ad anticoagulanti (ne potenzia l’effetto) aumentando il rischio di emorragie, ma  grazie alla sua capacità di ridurre la pressione arteriosa e di ostacolare la formazione di placche aterosclerotiche, è consigliato in abbondanza ai soggetti che seguono terapie con antipertensivi e normocolesterolemizzanti.

Il consumo di tè, caffè e cacao, bevande tipo cola, cibi ricchi in caffeina, devono essere ridotti in caso di trattamento con broncodilatatori (farmaci per l’asma, in particolare, beta-2-agonisti), di ipertensione arteriosa o nel caso di trattamenti con analgesici, antinfluenzali e antinfiammatori nella cui composizione è già presente la caffeina. La soia, nonostante  le sue numerose e rinomatissime proprietà benefiche, non deve essere consumata nel caso di trattamenti farmacologici per alcuni disturbi mentali, come la schizofrenia, e dalle donne già sottoposte a terapie ormonali (con estrogeni). Questo legume ha la capacità di aumentare l’effetto tossico dei farmaci. Anche la fragola, noto frutto con potenziale effetto allergizzante, è sconsigliata in associazione con farmaci antiallergici e antiasmatici poiché favorisce il rilascio di istamina.

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