Ipocondria: medico e psicologo uniti per ridurre l’uso di farmaci

Ipocondria: medico e psicologo uniti per ridurre l’uso di farmaci

L’ipocondria può essere definita come “una eccessiva preoccupazione per il corpo e le sue malattie; attenzione morbosa al funzionamento del corpo o esagerazione di ogni sintomo, anche se insignificante”. Gli italiani, ormai è noto, dimostrano d’essere un popolo piuttosto avvezzo all’ipocondria: uno su sette soffre di quel disturbo che gli fa credere di aver contratto ogni tipo di malattia. Oggi, in realtà, il loro vero nome è cybercondriaci, data l’abitudine quotidiana e ossessiva di consultare i siti di salute. Ma c’è un modo per arginare questa dolorosa tendenza? L’ipocondria, seppur immaginaria, può essere curata? La psicoterapia ci viene in aiuto.

Ipocondria: cause e costi

La causa dei sintomi del paziente ipocondriaco è sempre nella mente: rimuginare su un lutto o su una separazione, sempre più di sovente sulla mancanza di lavoro. Questi pensieri, sommandosi e venendo molte volte messi da parte, creano nell’individuo malori di vario genere, dal semplice mal di testa a disturbi più complessi e dolorosi, tra l’altro incidendo su una crescita spropositata dei costi per il servizio sanitario (si sfiorano i 4 miliardi l’anno).

Ipocondria e psicoterapia

Se la persona ipocondriaca riesce ad accedere a un percorso psicoterapeutico trova, generalmente, conforto nel poter parlare di sé in modo non del tutto fisico, potendo spaziare su argomenti che a causa della sua attenzione maniacale sul corpo, spesso sono stati inibiti.

È da questo presupposto che i medici di famiglia e gli Ordini degli Psicologi hanno deciso di allearsi per avviare una sperimentazione. Un lungo lavoro, iniziato 13 anni fa, che ora ci rimanda risultati certi. La ricerca è stata avviata in due regioni, Lazio ed Umbria. Per due giorni a settimana un dottore e uno psicologo hanno visitato insieme nello stesso studio pazienti informati dell’iniziativa. Il risultato: la spesa farmaceutica si è ridotta del 28% in un anno, una cifra che si avvicina ai 75mila euro.

«L’obiettivo del progetto – dichiara Luigi Solano, docente di Psicologia della salute a La Sapienza e coordinatore del lavoro – è quello di evitare inutili analisi diagnostiche e trattamenti farmacologici inappropriati. Inquadrare i casi secondo un’ottica psicosociale e discutere con il medico». La ricerca è stata presentata durante gli Stati generali della salute che si sono svolti a Roma questo aprile.

«Sul versante non ipocondriaco – spiega Luigi Palma presidente della Federazione nazionale degli ordini degli psicologi – abbiamo tanti pazienti che non si rendono conto quanto un colloquio più approfondito con medico e psicologo potrebbe aiutare a inquadrare il problema. Un esempio? Uomini e donne che vanno in pensione si ritrovano con mille malanni e, invece, in molti casi si tratta del disagio dell’interruzione del lavoro. Non servono tanti farmaci. Un altro esempio? Le difficoltà di una coppia scatena problemi che si ripercuotono anche sul fisico ma se non ci si concentra anche su quel dato non si arriva a curare come si vorrebbe».

Non è mai troppo tardi per rivolgersi al proprio medico e per intraprendere un percorso di supporto psicoterapeutico cognitivo-comportamentale. Una corretta psicoeducazione, che contenga tutte le informazioni relative alla natura e al trattamento dell’ipocondria e che si basi su una formulazione del caso personalizzata e condivisa con il paziente, può curare ai disturbi di molti. E senza bisogno di consultare Google!

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