Lavoro e gravidanza: i diritti delle donne

Lavoro e gravidanza: i diritti delle donne

“Quando potrò andare in maternità e per quanto tempo? “ Questa è una delle molteplici domande circa il congedo di maternità che le neomamme si pongono. Cerchiamo di fare chiarezza.

Maternità obbligatoria, a chi spetta?

La maternità obbligatoria, ovvero il congedo di maternità, è il periodo durante il quale la donna deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro; ciò spetta a diverse categorie di lavoratrici:

  • lavoratrici dipendenti assicurate all’INPS che hanno un rapporto di lavoro in corso alla data di inizio del congedo;
  • disoccupate o sospese nel caso in cui il congedo di maternità sia iniziato entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro;
  • disoccupate o sospese che hanno diritto all’indennità di disoccupazione, alla mobilità oppure alla cassa integrazione;
  • lavoratrici agricole a tempo indeterminato ed alle lavoratrici agricole tempo determinato che nell’anno di inizio del congedo abbiano maturato almeno 51 giornate di lavoro agricolo;
  • colf e badanti che hanno 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l’inizio del congedo stesso;
  • lavoratrici a domicilio;
  • lavoratrici impegnate su attività socialmente utili o di pubblica utilità;
  • collaboratrici a progetto, cosiddette “co.co.pro”;
  • libere professioniste iscritte alla gestione separata (l’indennità è legata all’effettiva astensione dall’attività lavorativa).

Le lavoratrici autonome (artigiane e commercianti) e le libere professioniste iscritte alle casse professionali hanno invece diritto all’indennità relativa alla maternità obbligatoria ma non sono tenute all’astensione effettiva dal lavoro.
Per ottenerla, la mamma deve presentare entro il 7° mese di gestazione una domanda all’INPS e al proprio datore di lavoro con allegato un certificato medico che attesti la gravidanza e la data presunta del parto.

Qual è il periodo di astensione?

Secondo il Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”
“È vietato adibire al lavoro le donne:

  1. a) durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, salvo quanto previsto

all’articolo 20;

  1. b) ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta

e la data effettiva del parto;

  1. c) durante i tre mesi dopo il parto;
  2. d) durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto.”

La donna può quindi godere di 5 mesi di astensione dal lavoro, divisibili in 2 prima della data presunta del parto e 3 dopo oppure, presentando una richiesta apposita al datore di lavoro allegata ad un certificato medico idoneo, di 1 prima della data presunta e 4 successivi a questa.

Trattamento economico

Sempre secondo il DL n.151/2001, le lavoratrici hanno diritto ad un’indennità giornaliera pari all’80 per cento della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità e “i periodi di congedo di maternità devono essere computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia e alle ferie.”
Per quanto riguarda le libere professioniste, invece, loro hanno diritto ad una indennità pari ai 5/12 dell’80% del reddito professionale dichiarato nel secondo anno antecedente alla data del parto.

…e i papà?

I papà sono molto penalizzati, infatti la paternità obbligatoria è rappresentata da un solo giorno da prendere entro i 5 mesi dalla nascita del bimbo e retribuito al 100%. In più vengono concessi due giorni facoltativi comunque entro i primi 5 mesi ma in sostituzione a quelli della madre e retribuiti al 100%.
Vi sono poi delle eccezioni:
il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Autore

Marta Vettori 21 posts

Mi sono laureata con Lode all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, svolgendo il tirocinio formativo presso l’ospedale “S. Giovanni Calibita, Fatebenefratelli Isola Tiberina. Subito dopo la laurea, ho iniziato a partecipare a corsi di aggiornamento specifici per la professione ostetrica che mi permettessero di ampliare le mie conoscenze, in modo da poter al meglio stare al fianco della donna in ogni fase della sua vita. Esercito la libera professione sul territorio di Roma, cosa che amo perché mi permette di esercitare le mie competenze in un modo più naturale, dando assistenza "su misura”. Essere ostetrica per me significa valorizzare la figura femminile in ogni sua piccola sfaccettatura, concedere spazio alla coppia, ascoltare il neonato e i suoi bisogni, sostenere, consigliare, stare accanto, lasciare che la natura faccia il suo corso, ascoltare e osservare con le mani dietro la schiena.

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