4 i casi di meningite a Roma:  allarme o psicosi?

Il 5 febbraio inizia il primo allarme meningite a Roma: una ragazza di 21 anni, da Anzio viene trasferita all’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

Il 6 febbraio è il turno di un 51enne di Albano Laziale a cui viene diagnosticata la meningite e trasferito anche lui all’Ospedale Spallanzani.

In entrambi le condizioni sono molto critiche. Ad aumentare l’allarmismo nelle ultime ore  ci sono stati altri 2 casi di meningite, sempre arrivati all’Ospedale Spallanzani di Roma. Facendo salire a 4 casi in tutto.

Il quadro sembrerebbe degno di preoccupazione generale. Anche perché 2 dei 4 casi sono stati sottoposti a intubazione e assistenza rianimatoria con ventilazione meccanica invasiva e ora sono stati trasferite in terapia intensiva. Per loro la prognosi è riservata.

Ma di quale tipo di meningite si tratta?

Si tratta di 4 casi di meningite pneumococcica, spiega la Asl competente, aggiungendo che “nessuna profilassi antibiotica è necessaria per i contatti stretti del caso. Per estrema cautela, il servizio osserverà nei confronti dei contatti stretti la sorveglianza sanitaria attiva”. 

Dunque si tratta di meningite pneumococcica che è cosa ben diversa dalla meningite meningococcica per la quale invece la profilassi antibiotica sarebbe stata obbligatoria.

Inoltre i casi di pneumococcica sono molto più frequenti di quelli riferiti alla meningococcica.

Meningite pneumococcica o meningococcica? Due scenari completamente diversi

Prima di far scattare allarmi ingiustificati è doveroso dunque distinguere le due meningiti.

A farlo ci pensano i dati che in questo riescono ad essere più lucidi dell’emotività delle opinioni, che a volte si rivela fragile a fronte di certi temi.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità nel  2016 in Italia sono stati segnalati 178 casi di malattia invasiva da meningococco, contro i 940 casi di malattia invasiva da pneumococco. Di quest’ultimo tipo si registrano  67 nel Lazio. Un piccolo numero confrontato ai 313 casi dello stesso anni registrati in Lombardia. Dunque i numeri parlano chiaro. Avere 4 casi di meningite pneumococcica  nei primi mesi dell’anno rientra perfettamente nelle statiche attese.

Mortalità differenti?

Negli ultimi 7 anni si sono registrati in Italia 447 casi di meningiti da meningococco con 63 decessi (14%).  In assenza di cure adeguate, la mortalità sale drammaticamente al 50%.

Per fortuna ben diversa è la situazione delle meningiti da pneumococco, con il 90% delle persone completamente guarite.

Perché il “vaccino non è un opinione”?

Ad ogni modo, questi allarmismi possono essere utili per aprire una serie riflessione riguardo la vaccinazione. Roberto Burioni, immunologo al San Raffaele di Milano, ordinario di Virologia all’università Vita Salute, spiega: “vaccinandosi contro il morbillo si ha un effetto collaterale grave al vaccino in 1 caso su 3 milioni; se si prende la malattia in 1 caso su 1000  si hanno guai gravissimi con esiti permanenti, talvolta la morte. Il vantaggio è evidente” Questo tipo di ragionamento su rischi e benefici, va esteso su tutto il resto delle vaccinazioni.

Il vaccino? Tutta una montatura per il profitto delle case farmaceuiche?

Ancora una volta il Prof. Burioni spiega come “I vaccini, pur essendo ovviamente una fonte di guadagno, non sono una parte rilevante del fatturato delle case farmaceutiche, che guadagnerebbero molto di più se la gente non si vaccinasse, visto che 1  euro speso in vaccini ne fa risparmiare almeno 30 in cure”

Il libro scritto da Burioni “Il vaccino non è un opinione”  sarà sicuramente di aiuto a chi ha ancora dubbi sull’argomento.

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