Omeopatia: 3 domande scabrose

Omeopatia: 3 domande scabrose

Per utilizzare un’espressione un po’ colorita, prendersi gioco di qualcuno che è fermamente convinto delle proprietà curative dell’omeopatia è un po’ come “sparare sulla Croce Rossa”. Tuttavia, alcuni recenti fatti di cronaca, ci ribadiscono ancora una volta come al mondo esistano persone che hanno opinioni diverse dalle nostre. Opinioni, non fatti, numeri o studi accreditati dalla comunità scientifica.

Il guaio è che

"spezzare le convinzioni dietro un’opinione è uno sforzo pari a quello della separazione di un atomo"

Per questo noi di Pharmawizard abbiamo deciso di mettere nella “faretra” del buon argomentatore 3 domande che smonterebbero chiunque cerchi di accreditare l’omeopatia come una cura.

1.Credi che le industrie di farmaci omeopatici lo fanno per beneficienza?

Una delle prime argomentazioni dei “pro-omeopatici” è che la scelta delle cure “naturali” sia innanzitutto un modo per non regalare soldi alla “Big Pharma”, le grosse e minacciose entità occulte che stanno dietro il mondo farmaceutico.

Peccato che, a conti fatti, il costo di produzione di un farmaco omeopatico si infinitamente più basso di chi, come le varie compagnie farmaceutiche, spende il 20-30% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo. Per produrre un prodotto omeopatico, che come è noto è composto per il 98% acqua, i costi di produzione sono davvero molto bassi. Eppure i prodotti omeopatici non sono così economici. Dov’è dunque la vera speculazione?

2. Quindi se ti ferisci gravemente chiami l’omeopata e non il 118?

Immaginate un brutto incidente. Immaginate ferite gravi e dolori lancinanti. No, non è un’esagerazione: avvengono cose simili tutti i giorni. Che fate? Andate dall’omeopata. Fate un’operazione con una gamba aperta disinfettando con i Fiori di Bach? No, non è un’esagerazione. La vera medicina “olistica” è quella scientifica, che non pretende di curare solo alcune patologie, ma di ripristinare lo stato di salute della persona, qualsiasi cosa le accada.

3. Hai mai sentito parlare di effetto placebo?

Molte persone che credono all’omeopatia sono disposte a giurare di aver constatato un sincero miglioramento della propria salute dopo aver utilizzato un medicinale omeopatico e forse è la verità. Peccato che da tempo la medicina si interroghi su un fenomeno ancora non del tutto spiegabile ma statisticamente concreto: l’effetto placebo. Molti lo spiegano come la”forza della suggestione”, o come una specie di trucco mentale che fa risorgere in noi capacità curative inaspettate. Sta di fatto che negli studi clinici che vengono svolti per accertare l’efficacia di un farmaco, ad una parte di soggetti coinvolti nella sperimentazione viene somministrato del placebo, vale a dire dell’acqua fresca, ma viene detto loro che si tratta di un farmaco per curare la loro patologia. Si tratta di un fenomeno molto studiato, in cui, in una percentuale variabile di persone, si evidenzia un vero e proprio effetto benefico.

Non ci sono dubbi che l’omeopatia sia un business creato sulla convinzione che le medicine sono “chimiche e cattive” mentre i prodotti omeopatici sono “naturali e adatte al nostro corpo”. Realizzano, con un pizzico di fantasia, un desiderio nascosto: stare bene usando qualcosa di dolce ed innocuo per l’organismo. I medicinali, al contrario, sono sempre un compromesso tra effetto (reale) beneficio (reale) ed eventuali effetti collaterali (reali, purtroppo).

Ma questa è la realtà. Il resto è solo un sogno venduto a caro prezzo.

 

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