Perdere la memoria e non sentirne la mancanza

Perdere la memoria e non sentirne la mancanza

Era il 1906 quando per la prima volta un neurologo tedesco, Alois Alzheimer, evidenziò delle anomalie nel cervello di una donna che all’epoca morì per una malattia mentale. La malattia, oggi conosciuta con il suo nome, rappresenta la causa più frequente di demenza.

È una malattia degenerativa del cervello le cui cellule nervose, i neuroni, vengono lentamente, ma progressivamente distrutte. Ha un decorso lento che può durare anche 10 anni o più, dalla comparsa dei sintomi.

Durante la fase iniziale questi sono di così lieve entità da passare inosservati, ma con l’andar del tempo si accentuano e aumentano fino a diventare irreversibilmente invalidanti.

Quali sono i sintomi?

I primi segnali sono dati da una incapacità a ricordare eventi recenti, si cominciano ad avere vuoti di memoria, si ha difficoltà a ricordare parole familiari e si perde l’orientamento anche in luoghi conosciuti.

Con il progredire della malattia, si accentuano i cambiamenti di umore, diventano più frequenti i momenti di confusione, inizia la difficoltà nel riconoscere i propri familiari, si diventa incapaci di vestirsi, lavarsi e diventa difficile esprimersi.

Nell’ultima fase della malattia, quella più invalidante, non si è più in grado di svolgere autonomamente nessuna azione del quotidiano, non si riconoscono più neanche i parenti stretti, si ha difficoltà a reggersi in piedi da soli e non si è più in grado di comunicare.

Si dipende solo dall’aiuto degli altri.

Perché succede tutto questo? Qual è la causa?

I ricercatori stanno approfondendo gli studi sulle anomalie caratteristiche del cervello delle persone colpite dall’Alzheimer, ma cosa renda una persona più vulnerabile rispetto a un’altra ad ammalarsi di Alzheimer, ancora non è chiaro. Potrebbe dipendere da una combinazione di vari fattori, come quelli genetici, l’età, l’ambiente e lo stile di vita.

Aumenta la probabilità di essere affetti da Alzheimer se si è anziani ed infatti l’incidenza tra chi ha più di 65 anni è maggiore, ma non è la vecchiaia di per sé a provocare la malattia, anche se per il momento l’età sembra essere un fattore di rischio.

Sembra che aiutino a mantenersi in salute un buon regime alimentare, una vivace vita sociale, una giusta dose di esercizio fisico e un buon allenamento mentale.

Diagnosi e cura

È importante che all’insorgere di alcuni segnali premonitori ci si rivolga subito ad uno specialista. Infatti, più è precoce la diagnosi, maggiori sono le possibilità che le terapie adottate consentano di mantenere più a lungo attive le capacità cognitive del cervello.

I farmaci attualmente disponibili fanno sì che si possa rallentare il progredire della malattia, migliorandone al contempo i sintomi, ma non fermano il processo degenerativo. Allo studio ci sono farmaci che se somministrati nelle fasi iniziali della malattia, dovrebbero impedire di andare incontro alla disabilità.

Prevenzione:

  • condurre uno stile di vita dinamico, fatto di attività fisica che oltre al cuore fa bene anche alla testa,
  • osservare un equilibrato regime alimentare ricco di omega-3, frutta e verdura,
  • e soprattutto tenere il cervello attivo, stimolandolo costantemente, attraverso la lettura, giochi, scrittura e perché no….anche le parole crociate possono servire!  Gli scienziati hanno riscontrato che nutrire e istruire la propria mente  diminuisce il rischio di ammalarsi di Alzheimer.
  • Mantenere vivi i rapporti sociali.

Silvia Taurelli

Fonti: www.alzheimer.it

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VediamociChiara è il blog dedicato alle donne che vogliono saperene di più sulla salute propria e di tutta la famiglia. I temi trattati sono vari: contraccezione, età fertile, perimenopausa, cure per l’infertilità, pillola del giorno dopo, nutraceutici, farmaci di nuova generazione, terapie per la cura dell’acne o della sindrome dell’ovaio policistico, iniziative benefiche come la Race for the Cure di Komen Italia.

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