Pharmageddon: i batteri non si sconfigeranno

Pharmageddon: i batteri non si sconfigeranno

Se vi chiedessero quali saranno le maggiori minacce per la vita umana da qui a 30 anni, molti di voi risponderebbero: il surriscaldamento del pianeta, la carenza di cibo, l’inquinamento, i tumori, ecc.

E invece entro il 2050, una delle più temibili minacce per l’umanità potrebbe provenire da alcuni essere minuscoli ed apparentemente insignificanti esseri viventi che, solo nel secolo, pensavamo di aver imparato a sconfiggere: i batteri.

La minaccia presente

Oggi la scienza ci ha abituato a molte certezze: la certezza di non morire di alcune malattie prima considerate come piaghe: poliomielite, tifo, ma anche peste e diversi di tipi di febbre (es. febbre gialla, spagnola, ecc.).

Certezze che cerchiamo in tutti i modi di difendere, soprattutto quando delle opinioni, quasi sempre prive di fondamento e del sostegno dei dati, tentano di metterle in discussione. il caso delle campagne antivacciniste, in questo senso, è emblematico.

Oggi però stiamo assistendo ad fenomeno diverso, in cui le “certezze” vengono messe in dubbio dall’evolversi della natura stessa.

L’allarme è stato lanciato dalla Gran Bretagna, dopo la pubblicazione del rapporto da “Review on Antimicrobial Resistance“, voluto in primis dal premier David Cameron.

Batteri sempre più potenti

I dati emersi dallo studio hanno messo in luce delle prospettive inquietanti: dal 2014 ad oggi circa  1 milione di persone sono morte a causa dell’antibiotico-resistenza di alcuni ceppi batterici.

L’antibiotico-resistenza è un prodotto “naturale” dell’evoluzione batterica, ma il ricorso a cure antibiotiche sempre più frequenti e a terapie non sempre adeguate ha fatto sì che questo processo accelerasse, rendendo così i batteri più “reattivi”, in termini evoluzionistici rispetto a possibili mutazioni genetiche in grado di garantire loro la sopravvivenza.

Se non si riuscisse ad invertire questo trend nel 2050 i morti per infezioni batteriche non aggredibili mediante le normali cure antibiotiche arriverebbero a 10 milioni. Un’ecatombe che nella peggiore delle ipotesi potrebbe sfociare in una pandemia dagli esiti inimmaginabili.

Resistenza agli antibiotici: evitare il peggio

L’antibiotico-resistenza è un fenomeno noto; ciononostante gli sforzi ed i tentativi per contrastarlo sono risultati sinora scarsamente efficaci. Oggi sappiamo che ci sono due strade “di sistema” che possono evitare il peggio e cioè che tra 30 anni ogni 3 secondi una persona muoia per colpa di un batterio – mutato – che non può essere arrestato con gli antibiotici esistenti.

La prima e più sensata azione che già è stata messa in atto in diversi paesi è stata quella di comunicare quali sono i rischi, sia individuali che globali, dell’uso scorretto di farmaci antibiotici. Seguire terapie antibiotiche in maniera scorretta è infatti il modo migliore per far si che i batteri “imparino” come superare gli argini artificiali creati dagli antibiotici.

La seconda strada è invece quella perseguita dalla ricerca scientifica, cioè quella volta a creare metodi di identificazione dell’infezione sempre più accurati e veloci. Elevare il livello di “dettaglio” delle cure antibiotiche significa anzitutto agire prima, quindi evitare che il batterio riesca ad evolversi, e in secondo luogo, ma non meno importante, evitare un ricorso eccessivo agli antibiotici ad ampio spettro che colpiscono colpiscono il batterio ma che allo stesso tempo “cedono” informazioni importanti ad altri ceppi, aiutandoli così a sopravvivere e a proliferare.

 

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