Quando l’omosessualità era una malattia

Quando l’omosessualità era una malattia

Lo scontro – sociale, politico, mediatico – sull’approvazione della legge per le Unioni Civili ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione dell’identità sessuale e dell’omosessualità.

Quando si discute di omosessualità, le opinioni spesso divergono; il fatto che ci sia questa divergenza d’opinione non stupisce più di molto. Ciò che oggi può suonare alquanto singolare è che, in ambito medico-scientifico, l’omosessualità fino a pochi anni fa era considerata una “malattia”, o meglio un disturbo del comportamento.

Un Manuale sbagliato

Fino al 1973 sul Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DMS), il più importante testo di diagnostica utilizzato in tutto il mondo da medici psichiatrici per orientare le diagnosi di disturbo mentale, riconosceva l’omosessualità con una malattia.

L’errore fu corretto solo grazie alla tenacia e alla coerenza argomentativa del medico americano Robert Spitznermorto il mese scorso a 83 anni – che per quella voce, ma anche per molte altre inesattezze di quel manuale, “litigò” con mezza comunità scientifica affinché fosse depennata.

Un malattia “Vittoriana”

A dispetto del lavoro di Spitzer oggi molte persone – e anche qualche medico – non considerano l’omosessualità come una “variante naturale” del comportamento sessuale e attribuiscono all’omosessualità lo status di “malattia”. Questa convinzione trae la sua origine dall’Ottocento ed in particolare, secondo l’interpretazione storica del filosofo francese Micheal Foucalt, dall’ “epoca vittoriana“. La società vittoriana viveva nella necessità definire in maniera chiara, semplificata e rigida i confini tra ciò che era “giusto e virtuoso” e ciò che era, al contrario “cattivo e vizioso”: l’omosessualità – secondo la felice espressione dello stesso Foucault – era un “segreto di dominio pubblico” che ricadeva nettamente nella seconda categoria e pertanto andava represso, come se si trattasse di un morbo.

Curare il morbo

Tuttavia sulla base di questi pregiudizi si sono poi fondate idee e culture che hanno continuato a ritenere l’omosessualità al pari di una malattia da cui si potesse guarire. Ci sono stati casi – in alcuni Paesi tuttora persistono – in cui le persone omosessuali venivano sottoposte a trattamenti “di ripristino” a base di farmaci per l’inibizione della libido e perfino elettroshock.

Prima di addentrarsi nel cuore del dibattito civile e politico di questi giorni, è corretto, almeno sulla questione dell’omosessualità, sgomberare il campo da questo tipo di pregiudizi, che inquinano qualsiasi scambio di opinioni.

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1 Comment
  1. Anonimo
    gennaio 26, 01:14 Reply
    63roppo comodo e troppo facile vero è che fu Freud a dichiarare che tutti noi siamo neurotici e che i c.d. normali sono i meno neurotici. Così visti, dunque anche gli omosessuali, assieme ai neurotici c.d. caratteriali, non possono dirsi persone normali. e - sempre che lo vogliano, sottoponendosi a un trattamento psicoterapeutico - molti di loro possono cambiare, se così stanno le cose, come si fa a dire che la loro non è una malattia? negare questa evidenza significa danneggiarli, perchè toglierebbe loro ogni speranza, e quindi ogni possibilità di normalizzazione.

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