Reflusso gastroesofageo, cos’è e come si cura?

Reflusso gastroesofageo, cos’è e come si cura?

Soffri di bruciore di stomaco, acidità, rigurgito, tosse cronica, raucedine, sensazione di nodo alla gola? Semplice: è reflusso gastroesofageo, e quelli appena elencati sono i suoi principali sintomi. Come comportarsi? Vediamolo insieme.

Cos’è il reflusso gastroesofageo?

Il reflusso gastroesofageo è definito “passaggio involontario ed incosciente di una parte del contenuto gastrico nell’esofago, senza compartecipazione della muscolatura gastrica e addominale”.

In molti ne soffrono e pochi ne prendono seriamente i sintomi. Si tende a minimizzare il disturbo, anche quando questo prende a disturbarci il sonno. E sì, perché il reflusso si fa sentire soprattutto di sera, quando finalmente ci stendiamo nel nostro letto, regalandoci quella tangibile sensazione di inferno a livello dello stomaco. Tra fuoco, fiamme e fumi tossici provenienti dalle profondità del nostro corpo, solitamente finiamo per dormire seduti, nel tentativo di ricacciare giù per l’esofago il bruciante fastidio. Così, per anni.

Ma ciò come avviene? Normalmente il cibo ingerito passa attraverso il canale dell’esofago, il quale conduce il bolo alimentare all’interno dello stomaco; qui l’ambiente fortemente acido permette la digestione degli alimenti, il cui assorbimento avviene nell’intestino. Nei pazienti con reflusso gastroesofageo questo movimento è opposto: cibo e succhi gastrici risalgono dallo stomaco nell’esofago. L’esofago è sprovvisto di sistemi di protezione contro l’acido cloridrico prodotto dallo stomaco e perciò si manifesta l’irritazione.

Combattere il reflusso gastroesofageo: 10 armi essenziali

  1. Dimagrire se si è in sovrappeso e mantenere il peso forma
  2. Fare regolarmente attività fisica, sempre senza eccessivi sforzi, in particolare dopo i pasti.
  3. Evitare cinture e abiti stretti in vita.
  4. Ridurre ridurre i cibi grassi, mangiare lentamente ed evitare pasti abbondanti.
  5. Smettere di fumare.
  6. Abolire i superalcolici e ridurre il vino (bianco in particolare).
  7. Lasciar perdere il cioccolato.
  8. Dopo mangiato, attendere almeno due ore prima di stendersi.
  9. Dormire con il capo ed il busto un po’ elevati inserendo uno spessore (10 cm) sotto le gambe del letto.
  10. Consultare il medico in presenza di sintomi d’allarme (anema, emorragia digestiva, dolore toracico o disfagia, disturbi notturni, calo di peso ingiustificato).

Particolarmente consigliato è, inoltre, concedersi una passeggiata dopo aver mangiato. Già secoli fa, la Scuola Salernitana consigliava “post prandium lento pede deambulare”. Il motto latino significa letteralmente “dopo un pasto, passeggiare lentamente”.

Farmaci per il reflusso gastroesofageo

Naturalmente è sempre bene consultarsi con un medico prima di andare per tentativi; il reflusso può trasformarsi e, se trascurato o curato male, portare a gravi complicanze. Si tratta, insomma, di una patologia che richiede una cura vera e propria.

I farmaci più in uso sono i cosiddetti inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo) che bloccano il meccanismo di secrezione di acido cloridrico nello stomaco. Questi farmaci possono avere effetti collaterali come diarrea e mal di testa, che comunque spariscono con la sospensione del trattamento.

Inoltre ci sono:

  • Antiacidi: neutralizzano l’acido nello stomaco. Hanno un’azione rapida ma sono utili solo come rimedio sintomatico, non essendo in grado di guarire la mucosa esofagea da eventuali erosioni (esofagite). L’abuso di queste sostanze può inoltre causare problemi di diarrea o stipsi.
  • Farmaci che riducono la produzione di acido: gli H2 antagonisti (famotidina, ranitidina) sono rapidi ed il loro effetto dura più a lungo rispetto agli antiacidi. Il limite del loro utilizzo è dettato dal fatto che, dopo un periodo di tempo variabile, possono smettere di funzionare.
  • Farmaci procinetici:  vengono utilizzati per migliorare lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco, impedendo il reflusso di materiale, soprattutto dopo i pasti. Questi farmaci (clebopride, domperidone, metoclopramide, eritromicina, levosulpiride), in una piccola percentuale di casi, possono presentare effetti indesiderati come tremori, disturbi neurologici (metoclopramide), allungamento del tratto QT all’elettrocardiogramma (domperidone, eritromicina), ed aumento dei livelli di prolattina (clebopride, domperidone, levosulpiride).

Non esistono tuttavia terapie risolutive: il reflusso gastroesofageo tende a cronicizzarsi, dunque è necessario adeguare la dieta e assumere farmaci antiacido per tutta la vita. Consigliabile è mantenere una dieta equilibrata e uno stile di vita salutare prima che compaia la malattia.

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