Si può prevenire l’Alzheimer?

Si può prevenire l’Alzheimer?

di Reinhard Prior – Neurologo

La malattia di Alzheimer è la causa più frequente di demenza, cioè della perdita progressiva delle capacità intellettive come memoria, linguaggio e giudizio.

La malattia è determinata da una lenta perdita di cellule nervose (neurodegenerazione) in tutte le aree della corteccia cerebrale. Al centro del processo patologico si trovano precipitazioni di proteine all’interno (proteina tau)e all’esterno delle cellule nervose (proteina beta-amiloide). Il processo patologico inizia molti anni prima della manifestazione dei primi sintomi clinici, che appaiono quando sono esaurite le capacità di riserva cerebrale e rappresentano uno stadio già avanzato della neuro-patologia.

Le cause dell’Alzheimer

Sono conosciuti una serie di fattori genetici che possono causare o favorire la manifestazione della malattia: sono mutazioni o duplicazioni dei geni coinvolti nella produzione di beta-amiloide come APP, la proteina precursore dell’amiloide oppure le preseniline 1 e 2 (proteine di membrana strettamente correlate alla produzione di beta-amiloide). L’apolipoproteina E è una molecola che trasporta il colesterolo nel sangue e il 10% delle persone che ha una particolare forma di apolipoproteina E, il genotipo E4, ha un rischio maggiore di sviluppare la malattia. Altri fattori di rischio sono traumi cranici e un basso livello di educazione scolastica, probabilmente perché coincidono con una diminuita capacità del cervello a compensare un certo grado di deficit.

La diagnosi precoce

La diagnosi della malattia in genere è clinica e avviene tramite la conferma del deficit cognitivo tramite esami neuropsicologici e l’esclusione di altre cause di demenza come la demenza vascolare, la demenza a corpi di Lewy, la demenza fronto-temporale, l’idrocefalo normotensivo o altre patologie cerebrali. La diagnosi non è sempre univoca, in quanto si possono associare più di una patologia, non è rara ad es. l’associazione di una demenza Alzheimer con una demenza ti tipo vascolare. La diagnosi richiede perciò un esame neuroradiologico (TAC o meglio risonanza dell’encefalo), mentre PET e SPECT possono avere un ruolo complementare, ma non sono esami essenziali. Richiede anche alcuni esami del sangue, tra cui la determinazione dei livelli plasmatici della Vitamina B12 (stati deficitari di Vitamina B12 possono raramente causare o facilitare una demenza) e l’esclusione di un’ipofunzione tiroidea.

Le cure farmacologiche

Da alcuni anni esistono farmaci, i cosiddetti inibitori delle acetilcolinesterasi (donepezil, galantamina, rivastigmina), la cui (modesta) efficacia è stata dimostrata in studi clinici e che sono usati negli stadi leggeri e medi in quanto migliorano temporaneamente i sintomi della malattia. Inducono un aumento dei livelli cerebrali di acetilcolina, un neurotrasmettitore importante per la memoria. La Memantina è un farmaco con effetti moderati anche nelle forme avanzate, agisce su una particolare classe di ricettori del neurotrasmettitore glutammato. Questi farmaci non cambiano lo stato e la progressione della patologia cerebrale. Possono comunque dare un arresto temporaneo della progressione dei sintomi.

Le raccomandazioni per la prevenzione

L’interesse principale della ricerca è attualmente rivolto alla prevenzione della patologia, che è caratterizzata da una lunga fase preclinica che dura fino a 20-30 anni. Da questi studi è emerso che:

  • Nessuno degli inibitori dell’acetilcolinesterasi (donepezil, rivastigmina, galantamina) si è finora dimostrato di beneficio per prevenire la conversione dal “Deterioramento Cognitivo lieve” verso una demenza.
  • Inibitori dell’acetilcolinesterasi sono efficaci anche in forme gravi di demenza.
  • La somministrazione Acido folico sembra proteggere contro il declino cognitivo. Altre somministrazioni vitaminiche non sono indicate (a meno che non siano presenti stati deficitari). Si raccomanda invece una dieta ricca di vitamine e equilibrata nella prevenzione.
  • L’uso di farmaci neurolettici dovrebbe avvenire con grande cautela e se possibile per tempi brevi e a dosaggi bassi. I pazienti e i loro parenti dovrebbero essere informati sul rischio cardiovascolare che questi farmaci comportano quando sono usati in pazienti con demenza.
  • L’attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare una demenza.
  • Ipertensione arteriosa, colesterolo elevato e obesità sono fattori di rischio sia per la malattia di Alzheimer sia per la demenza vascolare. E’ perciò raccomandata una correzione tempestiva e efficace di questi fattori di rischio.
  • C’è anche evidenza che un buon controllo del diabete riduca la probabilità di una demenza.
  • Il consumo eccessivo di alcool aumenta il rischio di una demenza. Manca finora evidenza consolidata per l’ipotesi di un ruolo protettivo di piccole quantità di alcool.

Autore

Reinhard Prior 6 posts

Specialista e docente di neurologia all’Università di Düsseldorf (Germania) con tesi di laurea in neuropsicofarmacologia all’Università di Bologna e pluriennale esperienza nella coordinazione scientifica di progetti eHealth sponsorizzati dalla Comunità Europea. Fondatore di neurologia.it, portale web con informazioni e aggiornamenti su tutto ciò che riguarda il mondo neurologico.

Lascia il tuo commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

You might also like

Raccontare la Neurologia
Raccontare la Neurologia