Storia della Vaccinazione: Pro e Anti vaccino dal ‘700 ad oggi

Storia della Vaccinazione: Pro e Anti vaccino dal ‘700 ad oggi

La storia del vaccinazione non interessa solo i medici e la medicina. È una grande storia che ha per protagonista la società; una storia per alcuni versi eroica, per altri democratica; una storia che nasce tra i contadini delle campagne inglesi, arriva ai medici, travolge gli intellettuali e finisce nelle mani dello Stato, per divenire un punto cardine del dibattito democratico degli ultimi secoli e approdare tra le braccia dell’industria e del libero mercato.

La nascita del vaccino

La storia della vaccinazione ha inizio negli ultimi decenni del 1700, quando Edward Jenner, brillante medico e ricercatore inglese, “colse”, quasi per sbaglio, quello che già era noto grazie alla credenza popolare dell’epoca: i contadini che avevano contratto il vaiolo bovino durante la mungitura delle mucche, una volta superata la malattia, non si ammalavano della variante umana del vaiolo , di gran lunga più grave.

Il 14 Maggio 1796 Jenner, innestò nel braccio di un bambino di 8 anni, figlio della sua portinaia, una piccola quantità di materiale prelevato dalle ferite di una donna malata di vaiolo bovino. La fortunata ed inconsapevole cavia non ebbe nessun disturbo e in seguito Jenner dimostrò che il piccolo era diventato immune alla forma umana del Vaiolo. A questa pratica venne dato il nome di “vaccinazione“.

 Lancetta vaccinazionelancette vaccinazione

Lancette da vaccinazione, si differenziano da quelle per salasso per la punta più aguzza e per la scanalatura mediana dentro cui si raccoglieva una piccola quantità di vaccino da inoculare. La cute veniva punta in più zone.

Il primo movimento anti vaccino

La comunità scientifica dell’epoca accolse con diffidenza la nuova tecnica del vaccino,  tanto che la Royal Society di Londra rifiutò un articolo in cui Jenner descriveva il suo lavoro su 13 casi di soggetti immunizzati con il vaiolo bovino. Tuttavia,  Jenner lo pubblicò a sue spese ed il suo metodo ebbe presto un’ampia diffusione e in breve tempo più di 100mila persone furono vaccinate in tutta Europa.

Già dai suoi primi passi, la storia della vaccinazione scatenò un acceso dibattito: da una parte intellettuali illuministi e aristocratici filantropi in favore della “modernità” e della lotta contro la malattia, che vedevano nel vaccino la prima vera risorsa con cui l’uomo poteva vincere una battaglia “scientifica” contro l’infezione; dall’altra coloro che si rifiutavano di accogliere positivamente le vaccinazioni, resistenze che nelle epoche hanno assunto significati diversi e sono state diversamente argomentate. Gli anti – vaccino di fine ‘700 si appellavano all’innaturalità dell’iniettare del materiale animale nell’uomo e per i fondamentalisti non era giusto che l’uomo curasse le malattie, perché in qualche modo si opponevano alla divina provvidenza.

La storia della vaccinazione, il 1800

La scoperta del vaccino e le ricerche di Jenner sulla vaccinazione, come tecnica di prevenzione, aprirono la strada ai successivi studi sulle malattie infettive e, nel corso del 1800, allo sviluppo dell’immunologia. Quello di Jenner è stato il primo tentativo scientifico di controllare una malattia infettiva mediante vaccino; la scoperta fu talmente importante che Napoleone, nel 1805, impose la vaccinazione a tutte le sue truppe e nel 1806 a tutta la popolazione francese; in Inghilterra il vaccino divenne obbligatorio per tutti dal 1840; anche nel Regno di Napoli fu reso obbligatorio, con l’aiuto convinto di una Chiesa che allora si poneva a sostegno del progresso e della modernità. Intorno alla metà del 1800 il vaccino arrivò in America ma, in mancanza di una “catena del freddo” che proteggesse il vaccino, fu escogitato un metodo eroico e brutale allo stesso tempo: una catena di orfanelli imbarcati che, a coppia, ricevevano l’inoculo sul braccio e, sviluppata la pustola, passavano il virus ad altri due; e così via fino all’arrivo nel Nuovo Mondo.

pennini da vaccinazione

L’introduzione dei pennini teoricamente monouso ha permesso una vaccinazione più sicura ed igienica; il vaccino veniva introdotto sottocute attraverso delle sottili scarificazioni superficiali che si praticavano per mezzo del lato tagliente. I pennini potevano essere utilizzati come tali od essere inseriti su di uno stiletto portapennino.

Nonostante ci si rese subito conto che il vaccino anti-vaiolo aveva una efficacia straordinaria, nei primi decenni dell’800 ci fu un nuovo movimento anti-vaccino in tutto il centro Europa, soprattutto in Inghilterra, Olanda e Svezia: una violenta reazione di tipo liberale contro l’obbligatorietà imposta dagli Stati, un anti-vaccinismo argomentato dalla volontà di proteggere la libertà dell’individuo dall’intromissione dello Stato nelle scelte personali dell’uomo e della sua vita. Di conseguenza, a Stoccolma la vaccinazione venne abbandonata del tutto  fino al 1870, quando una forte epidemia di vaiolo causò la morte del 25% della popolazione; allora, semplicemente, si decise per il ripristino del vaccino.

Questi i primi passi di un lungo processo che ha portato ad una tappa importante nella storia della vaccinazione: la dichiarazione, nel 1980, da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della completa eradicazione del vaiolo.

Il ‘900, tra progresso e la prima grande bufala nella storia della vaccinazione

Tappa successiva, fondamentale per lo sviluppo dei vaccini si ebbe grazie al biologo e chimico francese Louis Pasteur,  considerato il fondatore della moderna microbiologia. Grazie ai sui studi, raggiunse importanti traguardi nello studio di malattie infettive come il carbonchio e, soprattutto, la rabbia; quest’ultima era molto diffusa, caratterizzata da un terribile decorso e l’inevitabile morte. Pasteur utilizzò per la prima volta un suo virus attenuato per ottenere l’immunità contro l’infezione, la terapia venne sperimentata con successo su molti cani e, il 6 Luglio del 1885, gli fu portato un bambino già dato per spacciato da altri medici, che era stato morso da un cane idrofobo;  Pasteur  gli iniettò il suo vaccino sperimentale antirabbico e, nonostante l’incredulità delle persone che rimproveravano al medico l’imprudenza del suo atto, il bimbo si salvò. Dopo quell’episodio la sua fama divenne universale e centinaia di persone, da tutta Europa, morsicate da cani idrofobi si recavano al suo Istituto per essere curati.

Il 1 Marzo 1886, Pasteur potè affermare davanti all’Accademia delle Scienze che, su 350 persone sottoposte al trattamento preventivo del suo vaccino, c’era stata effettivamente una sola morte.

In Italia le vaccinazioni furono introdotte verso la fine del 1800 sulla spinta delle esperienze provenienti dall’Europa: il vaccino contro il vaiolo e le ricerche sui batteri di Pasteur. La prima vaccinazione ad essere introdotta fu appunto quella antivaiolosa, resa obbligatoria dalla legge CrispiPagliani nel 1888; nel 1939 venne resa obbligatoria la vaccinazione antidifterica entro i primi due anni di vita.

Séance de Vaccination au Val-de-Grace en 1913. Il pittore Alfred Touchemolin ha documentato in questo quadro come avvenivano le vaccinazioni nei primi anni del 1900 nell’Ospedale Militare Val de Grace di Parigi. Legato sul tavolo vi era un vitello ammalato di vaiolo vaccino; un medico immergeva una lancetta nelle sue pustole e con questa inoculava una piccola quantità di siero nel braccio dei militari.

Intorno al 1950, scoppiarono in Europa e negli Stati Uniti importanti epidemie di poliomielite e, conseguentemente, nacque l’esigenza di un vaccino da distribuire a tutta la popolazione. Il primo tentativo fu ad opera di Jonas Salk; il secondo, definitivamente efficace, fu introdotto nel 1957 da Albert Sabin, medico ricercatore americano, di origine polacca. Sabin è una delle figure più importanti nella storia modera delle vaccinazioni: tra il 1947 e il 1950 ottenne un vaccino somministrabile per via orale; il vaccino così ottenuto divenne la prima arma in tutto il mondo per la lotta alla Poliomielite. Non volle mai trarre benefici economici dalle sue scoperte e si rifiutò sempre di brevettarle dicendo che esse appartenevano ai bambini di tutto il mondo”. La vaccinazione antipolio su scala mondiale ebbe inizio nel 1963.

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Per quasi tutto il 1900, quindi, non si registrarono movimenti anti-vaccini per vari motivi: le obiezioni mosse nel secolo precedente risultavano ormai immeritate, senza alcun fondamento; l’esplosione della poliomelite e il vaccino come unica precauzione e cura che aveva offerto da subito risultati visibili; il baby boom: l’improvvisa crescita demografica del primo dopoguerra alla metà degli anni ’60. Fattori che fecero sì che le vaccinazioni fossero viste in maniera positiva.

La storia della vaccinazione ebbe un’importante scossone nel 1998 quando l’ex medico e chirurgo Andrew Wakefield pubblicò un articolo in cui affermava la correlazione tra la somministrazione del vaccino trivalente (per il morbillo, la parotite e la rosolia) con l’autismo e alcune malattie croniche intestinali; la diffusione di queste informazioni determinò un forte calo delle vaccinazioni in tutto il centro Europa e il conseguente diffondersi di un’epidemia di morbillo dovuta alla diminuzione dell’immunità di gruppo.

Solo successivamente, si scoprì che quella di Wakefield fu una vera e propria frode scientifica: l’ex medico ottenne una ingente cifra in denaro per manipolare le informazioni e addossare la colpa di malattie congenite al vaccino, e alla pratica della vaccinazione. Furono fatti numerosi studi, per smontare la falsa tesi, accertarsi della verità e smaltire ogni dubbio.

La vicenda terminò con la ritrattazione di 10 fra i 12 ricercatori che avevano pubblicato lo studio manipolato del 1998 e la radiazione dall’albo di Wakefield.

Nonostante la teoria che lega il vaccino e l’autismo sia stata completamente screditata, nonostante la presenza di numerosi studi volti a dimostrare che l’origine dell’autismo risiede nella genetica, sostenitori delle teorie di Wakefield continuano ancor’oggi la battaglia anti – vaccino e vanno ad incrementare le fila dell’attuale movimento  che si basa sulla sfiducia nella scienza, nella medicina, nella classe medica in generale. Si basa su un relativismo culturale o etico, che è la filosofia dominante, purtroppo, nella civiltà occidentale odierna.

Oggi, nostro malgrado, ci ritroviamo al centro di un vero e proprio circo mediatico; tra critici musicali (vedi Red Ronnie), attori (Robert De Niro) e politici che senza alcuna cognizione di causa vanno ad alimentare il pericoloso fuoco della cattiva informazione. Ciò ha portato alla registrazione di un calo dei vaccini  e al rischio, non troppo lontano, di un ritorno alle epidemie ormai scomparse da tempo: in assenza di una prevenzione vaccinale, malattie esantematiche come il morbillo, la pertosse e la rosolia, non tarderanno a diffondersi nuovamente e a creare nuovi allarmismi e psicosi.

Pharmawizard si schiera nuovamente sul fronte della medicina, della ricerca e dello sviluppo e ricorda che vaccinarsi è un obbligo verso noi stessi, e verso chi incontriamo quotidianamente a scuola, in ufficio, al supermercato, sul tram.

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